no no no e no! mi rifiuto. non ci sto.
un mucchio di volte ho puntato i piedi. a volte ho ridacchiato, fatto dell'ironia. anche da queste pagine. o schermi, o... un mucchio di volte ho detto di sì per non innescare una discussione-reazione a catena di tipo nucleare con deflagrazione e tutto. ma adesso basta. oh! e basta! io non ballo per me. quando ballo non ballo per me. io ballo per gli altri. sto dando spettacolo. il mio personale spettacolo settimanale, bisettimanale, quindicinale, mensile, a momenti annuale se andava avanti così, ma questa è un'altra storia.
mo' mi spiego. io ballo per me. punto primo. ballo per me, perché persino chiudo gli occhi e mi gusto il ballo, sento di più la marca, la musica, e tutto l'ambaradàn. però non venitemi a dire che il tango è questo. io ballo per me, ma non solo per me. io ballo anche per gli altri. gli altri mi vedono, se non stanno ballando. sicuramente anche mi giudicano: ma non è questo il punto. il fatto è che ho sempre pensato che la chiacchiera tafazziana sul tango, secondo cui esso è una cosa personale e intima e tutte le melensaggini incorporate nel pacco del tanguero, con me non attacca. punto due: dal capo opposto ci stanno tutti/e i montati/e dell'ultima ora che vanno in milonga a sboronare che ci ho le cavaglie blu, a fine settimana vi faccio vedere. questi qui ballano 'sclusivamente per l'altri. con i volei gengivali o giù di lì, non stanno ballando per sè. e io, allora, dove mi metto? mi metto che la talebanìa del fatto intimo etc. e del miele che cola non m'ha mai convinto, e che aborro! gli sboronov. in medio stat virtus? ma no, via! non pretendo tanto. però la mia terza via mi ha fulminato con le parole che pablo garcìa (bailarin de tangoXdos) ha pronunciato domenica a fine stage (per inciso: ci ballai ad abundantiam, ma è un dettaglio INTIMO). riassumo:voi ballate sempre come in uno spettacolo. siete sotto gli occhi di tutti, sia che si tratti di tango sociàl, sia che vi stiate esibendo per una festa, o un vostro amico. bisogna ballare bene il proprio tango e mostrare un tango con elegancia, mostrare una cosa bella.
talebani due passetti su cmq? prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!
ah, pablito de mi corazon! hai dato forma a ciò che pensavo da sempre. quando ballo in pubblico ho il dovere di ballare al meglio: per me, il mio compagno, chi guarda. il tango è un messaggio d'amore, di fraternità, di condivisione. perché deve essere solo MIO? è come quando un artista produce la sua opera d'arte. è SUA, ma cessa di esserlo quando un altro la guarda. esce dalle sue mani per diventare κτήμα εσ αει di chi la riceve: possesso per sempre. a nessuno piace produrre delle cose brutte: personali sì, ma possibilmente belle. chi guarda ha diritto di ricevere una cosa buona. buona e bella: καλήκάιαγαθή.
E' arrivata l'estate...in anticipo!!!
Milonghe all'aperto ancora non ce ne sono e per altre 2-3 settimane si balla ancora al chiuso...ma noi imperterriti anche stasera si va (a bologna) dimenticando che già solo mercoledi scorso c'erano 40° e un tasso di umidità che sfiorava il 100% in milonga...chissà stasera!!!
io ho incontrato il tango,per sbaglio, da quasi 4 anni e per molto molto tempo andavo quasi solo a scuola,in milonga molto molto raramente...da qualche mese,non so ancora perchè,mi ha preso irrefrenabile la "voglia" di tango e vado 2 o anche 3 volta a settimana in milonga...mi ritrovo con lo spirito del principiante ma con 4 anni di scuola alle spalle!!!!
Sarà strano forse ma vi assicuro che mi sto divertendo molto!!!
la storia comincia che una bambina vede un ometto con un coso che suona come la fisarmonica del mitico nonno ma sembra quella che suona pinocchio, sente una musica travolgente e chiede che cos'è. le dicono che il coso si chiama bandoneon, che il signore si chiama astor piazzolla e che quella musica si intitola "libertango". c'entra con il tango? eh, sì, mia cara. e si balla? sì, gli argentini lo ballano. e cioè? silenzio. ai bimbi di allora non s'usava dare troppe spiegazioni. la musica però le resta conficcata nella testa. non se ne va anche se per molti anni non la risentirà più.
la bambina diventa una ragazza. conosce un principe azzurro che alle feste ballava tutto, ma proprio tutto ed era molto ricercato per questo. lo frequenta e scopre che a casa sua ballano tutti il liscio, i balli sudamericani, di tutto. a casa della ex-bambina, ora ragazza, l'unica a ballare balli di coppia è una sorella un po' più grande e il fratellone tombeur de femmes, grande frequentatore di discoteche e organizzatore di feste. basta. la ragazza balla danza moderna. ogni tanto molla, poi riprende.
con il principe azzurro amore travolgente, nasce una bimba. la bimba, grande ballerina, mentre la ragazza- mamma sta all'ospedale e non si sta divertendo affatto, fa il suo saggio di danza e che ti vede nella sua scuola? un'esibizione di tango argentino! si fionda l'indomani in ospedale e dice mamma la donna gli metteva le gambe così e così, dappertutto, ti piacerà, sono sicura, hai sempre detto che se proprio dovevi ballare avresti ballato tango. ti ho iscritta al corso, papà ha detto di sì.
no no no. sì, oh sì. ti dico di no. e dai, proviamo. correva l'anno 1999, correva perché stava per finire. finiva malissimo perché la bambina del bandoneon, la ragazza del principe, la mamma della bambina ballerina aveva quella cosa lì. con gli occhi lucidi, la morte nel cuore mosse i suoi primi passi.
sono nove anni che litigo col principe. che ora ha le tempie grigie, ma balla principescamente. come può ballare un principe? ah, dimenticavo. il principe ha smesso di ballare un anno fa e ha ripreso da qualche mese perché s'è acciaccato, cioè, l'hanno acciaccato un...bel po'. ma quando balla non si vede e, in più, il tango ha avuto su di lui un effetto trainante, magico. è guarito (non guarirà mai del tutto) perché il tango è una ragione importante per venirne fuori. è la seconda volta che il tango ci salva.